La dieta mediterranea sostiene batteri in grado di promuovere un ambiente antiinfiammatorio diminuendo di contro quelli pro-infiammatori. Profilo opposto invece nei pazienti con problematiche intestinali e, in una certa misura, anche con soggetti sani con regime misto.

Integrare questo piano di alimentazione nello stile di vita quotidiano potrebbe quindi rappresentare un’efficace misura preventiva contro disturbi gastrointestinali, oncologici inclusi.

Lo sostiene Oscar Illescas e colleghi della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (Milano) con uno studio da poco pubblicato su Nutrients.

Alimentazione e problematiche enteriche

L’alimentazione è ormai un noto e accettato fattore che determina il nostro stato di salute sia in prevenzione sia in trattamento. Se quella “occidentale” basata principalmente su cibi processati e da un alto apporto di zuccheri semplici, grassi ma scarsa di fibre ha dimostrato di essere tra le cause di svariate patologie, quella mediterranea sembrerebbe avere con ogni probabilità l’effetto contrario.

I benefici dell’elevato contenuto di fibre (cereali, frutta, verdura, legumi) ma basso di tutti quegli altri alimenti caratterizzanti lo stile occidentale sono principalmente mediati dal microbiota. Nonostante siano molti gli studi a dimostrarne gli effetti positivi, non ci si era interrogati (fino a questo lavoro) su quali fossero nello specifico i ceppi coinvolti.

Scopo dei ricercatori è stato quindi quello di incrociare i dati delle abitudini alimentari (dieta mediterranea, occidentale, paleo, chetogenica ecc.) e clinici (morbo di Chron, IBD, tumore al colon ecc.) di 168 studi clinici e osservazionali o microbiota associato a patologie gastrointestinali andando potenzialmente a identificarne ceppi in comune o specifici con attività preventiva.

Cosa emerge dall’indagine

Ecco quanto emerso dai 17 studi considerati per la metanalisi in quanto rispettanti i criteri prestabiliti (numero di campioni, qualità dei dati ecc.).

Confrontando le caratteristiche del microbioma generali:

  • nessuna differenza significativa in termini di alpha-diversity tra le diverse diete o quadri clinici
  • separazione di beta-diversity tra il gruppo in dieta mediterranea (MD) da quelli con regime occidentale (WD), paleo-dieta (PD), controlli sani senza un definito regime alimentare (HC) e a rischio di tumore al colon-retto (RS). Analoghi invece i livelli di beta-diversity tra HC, RS e familiari sani di pazienti con IBD (FC)
  • pazienti con tumore (CRC) e adenoma (AD) al colon-retto hanno mostrato, come preventivabile, associazione di cluster rimanendo separati da RS e HC. Cluster anche tra soggetti con colite ulcerosa (UC) e morbo di Chron (CR) distinto da HC e FC. Segregazione singola invece per MD rispetto ai rimanenti suggerendo come il microbiota di questi soggetti sia peculiare non solo rispetto agli altri regimi alimentari ma anche ai diversi stati di salute

Andando più nel dettaglio della composizione batterica si è poi visto come:

  • dei 12 phyla più abbondanti, 9 hanno mostrato differente espressione nel gruppo MD rispetto a WD, quattro con PD. Il phylum Verrucomicrobia è infatti risultato significativamente più espresso nel gruppo MD rispetto a WD e PD, Bacteroidetes rispetto a WD. Di contro, minore la presenza in MD di Firmicutes, Euryarchaeota e Fusobacteria
  • differenze tra MD e RS e FC per altri nove phyla RS and FC, e sette rispetto a HC includendendo una minor espressione anche in questo caso di Fusobacteria ma maggiore di Verrucomicrobia e Actinobacteria
  • confrontando il profilo batterica tra i sottogruppi di malattia, il gruppo CRC si è distinto da CA e CP per la maggiore presenza di Proteobacteria, Fusobacteria, Euryarchaeota, e Verrucomicrobia oltre che ai HC. Nessuna differenza invece tra UC e CD riassunti quindi nel gruppo IBD
  • il gruppo IBD ha mostrato sette phyla differenzialmente espressi rispetto a HC tra i 12 più abbondanti, tre rispetto a FC con una generale maggior presenza di Firmicutes e Actinobacteria. Maggiori anche i Fusobacteria vs HC con tuttavia minori Verrucomicrobia
  • MD ha poi registrato differenze di espressione significative in nove e dieci phyla se confrontato con CA e CRC rispettivamente con un maggiore presenza di Actinobacteria e minore di Proteobacteria e Fusobacteria. Differenze anche con il gruppo IBD in nove phyla mostrando ad esempio un arricchimento di Actinobacteria e Verrucomicrobia parallelo a una minore espressione di Proteobacteria
  • alcuni phyla hanno poi mostrato andamento proporzionale allo stato di salute ponendo i gruppi MD e CRC ai vertici opposti
  • differenze anche a livello di genere principalmente da ricondurre al phylum Actinobacteria. Adlercreutzia è risultato significativamente più espresso nel gruppo MD rispetto a HC, RS, CA, CRC e IBD; Collinsella invece maggiore negli IBD vs HC, FC e MD; Bifidobacterium ha poi mostrato un decremento nei CRC rispetto a HC, RS e MD
  • differenze non evidenti invece a livello di famiglia per la scarsa rappresentazione

ConcluDieta mediterranea nella prevenzione di malattie al colonsioni

In conclusione, dunque, gli effetti della dieta mediterranea sul microbiota intestinale hanno le potenzialità per prevenire disturbi gastrointestinali anche gravi promuovendo la crescita di ceppi batterici mediatori di processi antiinfiammatori.