Dieta mediterranea IBD

Tra i vari benefici attribuiti alla dieta mediterranea sembrerebbe esserci anche una significativa riduzione del morbo di Crohn.

Lo dimostra un ampio e longitudinale studio condotto su oltre 80 mila soggetti svedesi ai quali sono state chieste le abitudini alimentari e controllata l’incidenza di patologie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn o CD e colite ulcerosa o UC) a distanza di 20 anni (1997-2019).

Che la nostra alimentazione impatti sull’insorgenza e il decorso di patologie infiammatorie, gastriche soprattutto, è noto. La dieta mediterranea in particolare ha mostrato un’efficacia talvolta anche terapeutica in diverse condizioni cliniche e/o di prevenzione.

L’elevato consumo di frutta e verdura, cereali grezzi, grassi polinsaturi, pesce e legumi sono le sue caratteristiche principali con di contro un estremo ridotto apporto di carni rosse e processate.

83.147 soggetti (47-83 anni) sono risultati eleggibili al termine dello studio (per dati raccolti e adesione alla dieta nel corso degli anni) registrando un totale di 164 casi di morbo di Crohn e 395 di colite ulcerosa.

Confrontando i casi di patologie infiammatorie intestinali tra coloro che hanno seguito il piano mediterraneo (3-8 mMED score, modified Mediterranean diet) Vs i soggetti a scarsa aderenza (mMED score 0-2) si è visto che il primo gruppo (quelli aderenti alla dieta) hanno un significativo minor rischio di sviluppare il morbo di Crohn (p= 0.03, (hr=0.42, 95% CI 0.22 vs 0.80). Tale significatività non è però raggiunta per la colite ulcerosa p=0.61, hr=1.08, 95% CI 0.74 vs 1.58).

Tali rapporti non hanno registrato variazioni una volta testate per i vari fattori confondenti (età, sesso, fumo, apporto calorico, attività fisica ecc.).

Analizzando l’apporto dei singoli nutrienti, un aumentato introito in particolare di frutta, verdura, formaggi fermentati, cereali grezzi e olio d’oliva sono risultati negativamente associati con il CD seppur in maniera non statisticamente significativa.

Campus AGGEI 2020 Unravelling the new decade in gastroenterology